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I dilemmi del Fascismo - Parte 1
Inviato da : Admin Venerdì, 30 Marzo 2007 - 12:34
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Tesi

Come e perchè si affermarono i movimenti fascisti? 



  

I DILEMMI DEL FASCISMO

di Andrea Cascioli

Come e perchè si affermarono i movimenti fascisti? 
 

Introduzione: i problemi di definizione del fascismo 
 

Linee-guida e paradigmi di studio del fascismo 

I. Le "teorie generali" sul fascismo:

Le teorie marxiste

Le teorie della "crisi morale"

Le teorie psico-analitiche

Le teorie della società di massa

Le teorie degli "stadi di crescita"

Le teorie del totalitarismo

Le teorie della modernizzazione

Le teorie della "classe media"

Le teorie del "late-comer" 
 

<u>Varietà e peculiarità dei movimenti fascisti</u> 

I. Le differenze rispetto ai regimi autoritari e alla destra 

II. Le caratteristiche dell' economia politica del fascismo 

III. Le condizioni dell' affermazione fascista 
 

<u>Analisi comparata delle più originali esperienze fasciste</u> 

I. Il misticismo fascista della Guardia di Ferro rumena 

II. L' anomalia francese: dal sindacalismo rivoluzionario al fascismo "operaio" 

III. Connessioni tra regime autoritario e movimento fascista: il caso spagnolo 

IV. La "rivoluzione legale" di Rex e Verdinaso in Belgio 

V. Le radici del consenso fascista in Ungheria 
 

<u>Conclusione: che cos' è il fascismo?</u> 

Introduzione: i problemi di definizione del fascismo 

L' aspirazione a elaborare una teoria generale del fascismo risale alla marcia su Roma, ma non si è concretizzata, finora, in alcuna proposta soddisfacente. 

Le ragioni dell' impasse sono molteplici e di varia natura; tra le più evidenti, il quasi-monopolio esercitato per molto tempo dagli storici sull' argomento. 

E' mancato quel raccordo interdisciplinare che avrebbe consentito di raccogliere le prove della fondamentale unità di un soggetto di cui si è preferito indagare le singole varietà nazionali e sfaccettature ideologiche. 

Sociologi e politologi, in particolare, hanno aggirato la questione di una definizione empirica del fascismo, temendo di non riuscire a sfuggire alla trappola dei giudizi di valore. 

Ne sono scaturiti alcuni noti stereotipi: 1. la singolarità di ciascun caso nazionale, 2. la disputa sulla dipendenza dai gruppi economici e il carattere classista del fascismo, 3. l' associazione ad un' "ideologia d' ordine" che ne farebbe una semplice varietà del conservatorismo. 

Un primo cambiamento è avvenuto grazie agli studi di Renzo de Felice, che hanno sollevato due temi cruciali anche in prospettiva sociologica e politologica: 1. l' identificazione di una categoria sociale "motrice" dell' esperienza fascista (quella dei "ceti medi"), 2. la natura del consenso raccolto dal regime in Italia. 

Le analisi di de Felice hanno stimolato una serie di interrogativi: 1. perchè negli anni Venti e Trenta si sono creati in quasi tutti i paesi d' Europa dei movimenti etichettati come "fascisti"? 2. perchè in alcune situazioni hanno riscosso forti consensi e in altre no? 3. quali gruppi ne sono stati promotori? 

L' incapacità o il rifiuto di guardare alle vicende del primo dopoguerra con gli occhi dei contemporanei ha per molto tempo impedito di dare una risposta alla domanda fondamentale "chi è stato fascista, e perchè?". 

Due linee di ricerca (illustrate da studiosi come Hagvet, Rokkan e Linz) tra quelle emerse sono particolarmente significative. 

La prima sottolinea la molteplicità di fattori che condussero alla nascita e in alcuni casi al successo dei movimenti fascisti, tra i quali ebbe un peso particolare la crisi dei regimi democratici innescata dalla moltiplicazione dei fronti di scontro sociale e dalla polverizzazione delle identità collettive. 

La seconda, che emerge dalla comparazione dei casi nazionali, è la molteplicità di significati che furono assegnati dai simpatizzanti e dagli avversari ai programmi, allo stile e ai messaggi dei fascisti. 

Questa linea di ricerca è particolarmente feconda perchè sprona a considerare il fascismo in base sia al progetto che al fatto, come è accaduto per altri fenomeni politici del Novecento. 

Il fascismo fu, prima di tutto, una risposta alla scarsa carica identificante che caratterizza le democrazie liberali: per questo, anche ora che la sua parabola storica è definitivamente chiusa, rimane un rivelatore dei motivi d' instabilità che ciclicamente affliggono i regimi pluralistici. 


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